Archive for agosto, 2006
"Se il governo avrà successo, sarà un collaudo per il nuovo soggetto". "Non cambio coalizione, ma se siamo seri possiamo attrarre altri". Il premier apre la Festa dell´Unità e rilancia sul partito democratico più robusti
di Marco Marozzi, la Repubblica
di Marco Marozzi, la Repubblica
«State tranquilli. Sul Partito democratico non mollo. Perché riformare la legge elettorale è importante, ma non basta. C´è bisogno di una struttura politica in cui si formi la gente, in cui ci sia la costruzione del programma. Di un edificio in cui si fa politica». Romano Prodi rilancia «l´impegno di una vita». Lo fa davanti al popolo ds che lo acclama, con Piero Fassino in prima fila. Lo fa all´apertura della Festa nazionale dell´Unità , in quella Pesaro dove la Quercia inaugurò cinque anni fa la sua nuova strada per rispondere alla vittoria di Berlusconi. «Dieci anni fa - dice il presidente del Consiglio - sono entrato in politica con un solo obiettivo: unire le forze riformiste. Non sono cambiato nemmeno di un centimetro. L´obiettivo è lo stesso. Allora si chiamava Ulivo, ora Partito democratico». E il discorso si allarga a un lavoro unico. «Se il governo ha successo. - lancia Prodi - è un grande collaudo. Se no tutto diventa più difficile».
E´ Ezio Mauro a trascinarlo, alla fine di una lunga intervista. Il direttore di Repubblica gli chiede perché non cada il «muro» che impedisce di realizzare «quel che nella coscienza della gente c´è già »? «Perché tutti sono in ritardo?». Il Professore si distende in quello che diventa un appello alla politica che riparte, alla sua coalizione e insieme al suo governo di cui celebra, nonostante tutto, la «coesione». «Partito democratico è mettere insieme quelli che pensano che il Paese debba cambiare, che ci debba essere una distribuzione migliore del reddito, che si debba disincrostrare». L´applauso sotto in tendone è caldissimo. Flavia, la moglie, ride e tira un sospiro. Fassino sale sul palco a far festa comune. Lui, salutando Prodi, aveva lanciato l´orizzonte del Partito democratico. E il presidente del Consiglio, sotto le domande di Mauro, aveva tracciato un filo unico fra quel che succede in politica estera ed economica e un modo diverso di far politica. «E´ come con il Libano. Il successo lì aprirà la strada al discorso sulla Palestina».
Partito democratico come approdo, ma anche partenza. Palazzo Chigi come dimostrazione di una cultura di governo. «Non mettiamo limiti alla Provvidenza» risponde sulla possibilità che esponenti del centrodestra, come Follini, si spostino. «Mai fatto caccia ai transfughi. Però so che se si governa bene si ha molta più capacità di attrazione. Noi potremo attrarre qualcuno solo se mostreremo serietà ». Questa è l´unica strada, per Prodi. Non Grandi Coalizioni. «Io ho vinto le elezioni con una coalizione e un programma. Non cambio. Andrei anche contro quel che mi ha detto Bush: hai vinto dicendo che ti ritiravi dall´Iraq, è giusto rispetti gli impegni». «Eravamo più robusti due giorni dopo le elezioni o oggi? Un po´ più oggi» si inorgoglisce il premier alla richiesta se governerà cinque anni. «Ora c´è la prova della finanziaria, dobbiamo avere successo, ma in politica le prove ci sono per essere superate. Noi abbiamo i numeri, c´è uno spirito di coalizione perché sta crescendo il senso di responsabilità ». «Dieci anni, dieci anni» gli urla la platea. «Ragazzi, ho voglia anche di vacanze».
«Stabilità » è la parola d´ordine prodiana. «Se non abbiamo governi che durano cinque anni saremo sempre periferici. Se non c´è continuità un Paese è rovinato». Ed ecco l´insistere sulla necessità di cambiare la legge elettorale del centrodestra. «Un nuova sciagura». Ma il centrosinistra sarà unito? «Certo. Per due motivi. Primo: perché la nuova legge ha creato la possibilità che Senato e Camera siano di colore diverso. Ci siamo andati vicini. Secondo: perché ha rotto il rapporto fra elettori e candidato. Gli elettori non possono andare alle urne come al McDonald, con liste già decise». «Paese da cambiare». Con una Rai diversa a raccontarlo. «Nessuno mi può rimproverare di averci messo mai le mani. In agosto, con tutto quello che succedeva, non c´è mai stata un´intervista al presidente del Consiglio. Ma il problema non è di nomine, di potere. E´ prima di tutto di servizio pubblico. Di come si ragiona su quel che è educativo e quel che diseduca. Dei messaggi che si sono mandati, dell´ironia che si è fatta su aspetti della società italiana. Non ho visto messaggi che abbiano migliorato il senso di coesione, trasparenza, solidarietà ».
E´ Ezio Mauro a trascinarlo, alla fine di una lunga intervista. Il direttore di Repubblica gli chiede perché non cada il «muro» che impedisce di realizzare «quel che nella coscienza della gente c´è già »? «Perché tutti sono in ritardo?». Il Professore si distende in quello che diventa un appello alla politica che riparte, alla sua coalizione e insieme al suo governo di cui celebra, nonostante tutto, la «coesione». «Partito democratico è mettere insieme quelli che pensano che il Paese debba cambiare, che ci debba essere una distribuzione migliore del reddito, che si debba disincrostrare». L´applauso sotto in tendone è caldissimo. Flavia, la moglie, ride e tira un sospiro. Fassino sale sul palco a far festa comune. Lui, salutando Prodi, aveva lanciato l´orizzonte del Partito democratico. E il presidente del Consiglio, sotto le domande di Mauro, aveva tracciato un filo unico fra quel che succede in politica estera ed economica e un modo diverso di far politica. «E´ come con il Libano. Il successo lì aprirà la strada al discorso sulla Palestina».
Partito democratico come approdo, ma anche partenza. Palazzo Chigi come dimostrazione di una cultura di governo. «Non mettiamo limiti alla Provvidenza» risponde sulla possibilità che esponenti del centrodestra, come Follini, si spostino. «Mai fatto caccia ai transfughi. Però so che se si governa bene si ha molta più capacità di attrazione. Noi potremo attrarre qualcuno solo se mostreremo serietà ». Questa è l´unica strada, per Prodi. Non Grandi Coalizioni. «Io ho vinto le elezioni con una coalizione e un programma. Non cambio. Andrei anche contro quel che mi ha detto Bush: hai vinto dicendo che ti ritiravi dall´Iraq, è giusto rispetti gli impegni». «Eravamo più robusti due giorni dopo le elezioni o oggi? Un po´ più oggi» si inorgoglisce il premier alla richiesta se governerà cinque anni. «Ora c´è la prova della finanziaria, dobbiamo avere successo, ma in politica le prove ci sono per essere superate. Noi abbiamo i numeri, c´è uno spirito di coalizione perché sta crescendo il senso di responsabilità ». «Dieci anni, dieci anni» gli urla la platea. «Ragazzi, ho voglia anche di vacanze».
«Stabilità » è la parola d´ordine prodiana. «Se non abbiamo governi che durano cinque anni saremo sempre periferici. Se non c´è continuità un Paese è rovinato». Ed ecco l´insistere sulla necessità di cambiare la legge elettorale del centrodestra. «Un nuova sciagura». Ma il centrosinistra sarà unito? «Certo. Per due motivi. Primo: perché la nuova legge ha creato la possibilità che Senato e Camera siano di colore diverso. Ci siamo andati vicini. Secondo: perché ha rotto il rapporto fra elettori e candidato. Gli elettori non possono andare alle urne come al McDonald, con liste già decise». «Paese da cambiare». Con una Rai diversa a raccontarlo. «Nessuno mi può rimproverare di averci messo mai le mani. In agosto, con tutto quello che succedeva, non c´è mai stata un´intervista al presidente del Consiglio. Ma il problema non è di nomine, di potere. E´ prima di tutto di servizio pubblico. Di come si ragiona su quel che è educativo e quel che diseduca. Dei messaggi che si sono mandati, dell´ironia che si è fatta su aspetti della società italiana. Non ho visto messaggi che abbiano migliorato il senso di coesione, trasparenza, solidarietà ».
