Archive for febbraio, 2007

Per una città (e un governo) sostenibile

mercoledì, febbraio 28th, 2007 | Partito Democratico -
"Prc può non essere d´accordo ma non nascondersi dietro un dito"
VEDREMO come andrà a finire la crisi del governo Prodi. Mi auguro che abbia un esito positivo e si possa continuare a governare l´Italia.
Per impedire però che tra sei mesi si ripresenti la stessa situazione è necessario ormai un chiarimento con la sinistra "estrema" e, al suo interno, sulla sua partecipazione al governo del Paese. Non si tratta solo dei due voti mancati ma dei 10, 20, 30 che, ad ogni votazione, dichiarano la loro indisponibilità e che solo all´ultimo momento, dopo numerosi appelli e pressioni, decidono di allinearsi. Questo tormento - bisogna essere chiari - è alimentato anche da dichiarazioni e atteggiamenti di alcuni segretari di partito, singoli o associati, come di Rifondazione o dei Comunisti italiani e qualche volta dei Verdi che pensano che si possa contemporaneamente far parte del governo ed essere anche all´opposizione logorando l´immagine e la capacità politica della coalizione. Si tratta di scegliere una volta per tutte.
Questo ragionamento deve valere anche a livello delle amministrazioni locali e regionali. Non si sente alcun bisogno di alleanze ballerine, di cose non dette, di furbizie con le quali tenersi le mani libere per il futuro.
Il problema è sì vincere le elezioni ma anche essere in grado di governare stabilmente e anche l´esperienza locale ci dice che non possiamo stare tranquilli.
Le primarie del Centrosinistra non hanno stabilito un programma dettagliato dell´Unione, escluso la genericissima base minima che è stata sottoscritta da tutti e tre i partecipanti, e chi ha prevalso non è stato portatore di un programma definito sul futuro della città e sui suoi nodi concreti. L´obiezione quindi del Segretario di Rifondazione comunista è inconsistente. Bene fa Stefano Zara a chiedere un chiarimento, a cominciare dalle questioni già decise con un iter democratico e istituzionale da questa Amministrazione (per esempio l´inceneritore e il Terzo Valico). Questo proprio per evitare che l´ambiguità su questi punti possa dar luogo nel futuro a un gioco di interpretazioni e di disimpegni.
Rifondazione comunista è assolutamente libera di dire che è o non è d´accordo, chiarendo quindi la sua posizione ma non si può nascondere dietro un dito. Anzi la sua reazione fa comprendere che questo chiarimento è proprio necessario.
Naturalmente i problemi non sono solo quelli già decisi ma anche altri che andranno definiti esattamente.
Personalmente ritengo che i temi dello sviluppo economico e del lavoro, ma anche del traffico, della manutenzione dei quartieri, della dimensione sociale della città, della sicurezza dei cittadini, dell´ambiente, dell´inclusione degli immigrati siano particolarmente importanti. In particolare mi augurerei un grande e realistico piano per fare di Genova una città sostenibile dal punto di vista ambientale e un forte progetto di inclusione, di integrazione e di valorizzazione dei numerosi immigrati, per fare di loro cittadini responsabili a tutti gli effetti.
Sarebbe bello infine stabilire in alcune occasioni delle buone prassi di partecipazione democratica, alla fine della quali c´è però un´opinione prevalente, che diventa decisione definitiva, valida per tutti.
I cittadini hanno diritto alla chiarezza e assieme alla responsabilità di chi amministra la cosa pubblica, senza essere costretti a vivere una sorta di "rivoluzione permanente".

Se il partito democratico diventa indispensabile

lunedì, febbraio 26th, 2007 | Partito Democratico -
La crisi di governo che appare oggettivamente lontana delle vicende politiche genovesi poiché è stata determinata da ragioni legate alla politica estera, ha invece qualcosa da insegnare anche a noi che stiamo preparando le elezioni amministrative.
Insegna in particolare che se il governo del Paese come della città, non si fonda su intese certe e coalizioni coese, prima o poi i nodi vengono al pettine. In molti affermano, ed io tra questi, che se ci fosse stato più Ulivo nelle elezioni politiche del 2006 e più Ulivo nel programma del governo non ci troveremmo nell´attuale empasse.
Ci possiamo chiedere cosa sta succedendo a Genova e in Liguria a questo riguardo.

Spesso la città e la regione sono state descritte come laboratori politici che precedono gli eventi nazionali. Non vi è dubbio che in questa direzione è andata la scelta di costituire il gruppo unico dell´Ulivo in Regione, come la scelta, annunciata, di mettere in campo una lista unitaria dell´Ulivo per le prossime elezioni amministrative, come infine quella, realizzata, di far precedere questo evento dalle elezioni primarie. Tra l´altro a Genova, appunto città laboratorio, a seguito di queste scelte, si è consumata la fuoriuscita dai Ds di un gruppo di dissidenti che si sono associati alla sinistra radicale che, per quanto unita, complessivamente non ha ottenuto un risultato positivo alle primarie.
Ma come si va avanti? Sembra quanto mai opportuno che le forze che si riconoscono nell´Ulivo oggi, e domani nel Partito Democratico, confermino le loro scelte tempestive e coraggiose mettendo mano a un programma, dell´Ulivo appunto, che dia sostanza e contenuto a queste scelte.
Nulla di più di un programma può dare identità, dignità e valore a una proposta politica come quella di un partito nuovo. Nulla può rappresentarlo meglio questo partito di un programma davvero riformista, e il cuore di un programma davvero riformista sul territorio non può che essere lo sviluppo cioè la creazione delle condizioni strutturali necessarie per affrontare positivamente la competizione con gli altri territori.
«Obiettivo prioritario è la crescita per ottenere piena e buona occupazione». Così Piero Fassino nella mozione per il quarto congresso nazionale ds. Certo non solo questo è un programma riformista, ma non c´è programma riformista senza questo obiettivo. Occorre naturalmente partire dai bisogni dei cittadini e dai loro diritti ma proprio perché questi trovino concreta soddisfazione, è necessario che un programma dell´Ulivo per Genova si proponga, appunto in via prioritaria, l´obiettivo dello sviluppo. Ciò vuol dire ad esempio assumere la realizzazione in tempi brevi del terzo valico, condizione di vita o di morte del porto e quindi della città. Ciò vuol dire puntare con la massima determinazione sullo sviluppo delle infrastrutture portuali e a quelle di collegamento, sul rafforzamento dell´industria e sulla modernizzazione del turismo e del commercio. Naturalmente non possono essere elusi i problemi della mobilità, della manutenzione e dell´igiene urbana che certo deve passare per il potenziamento della raccolta differenziata ma non può prescindere dalla realizzazione del termovalorizzatore.
Credo che per formulare un programma articolato e dettagliato su questi e altri aspetti, il tavolo dell´Ulivo debba al più presto mettersi la lavoro. Compete poi ai partiti e al candidato sindaco trovare la convergenza con le altre componenti dell´Unione che presenteranno loro liste e quindi loro programmi con accenti diversi.
Ma di convergenza si può parlare soltanto a partire da un punto fermo cioè da progetti e idee concreti e condivisi da tutti coloro che nell´Ulivo si riconoscono. In conclusione, a Genova l´Ulivo può realizzare un duplice obiettivo: costruire un buon programma riformista, un vero e proprio progetto di sviluppo e di crescita della città, e compiere al tempo stesso un altro decisivo passo avanti verso la costituzione del Partito Democratico. Dunque: Ulivo se ci sei batti un colpo.

Ora più che mai il Partito democratico

lunedì, febbraio 26th, 2007 | Partito Democratico -
Oggi più che mai sono favorevole alla proposta di aprire la Costituente per costruire il Partito Democratico, che è al centro del nostro dibattito congressuale. Diverse sono le ragioni storiche, politiche, culturali di questa mia scelta.
Tra le prime vi è la volontà di portare a compimento quel processo che nei primi anni di questo secolo ha cominciato ad unire ciò che nel ‘900 è stato diviso, portando il centrosinistra al Governo del Paese, di sedici Regioni, della grande maggioranza di Comuni e Province. Risultati che non sarebbero stati possibili senza un nucleo fortemente coeso ed espansivo che si facesse carico di aggregare le principali forze del riformismo italiano: da questa consapevolezza è nata l´esperienza di Uniti nell´Ulivo iniziata alle Europee del 2004. Una scelta figlia di un percorso avviatosi dopo la sconfitta del 2001 e maturata nelle vittorie delle amministrative del 2002 e del 2003, ottenute con alleanze ampie e articolate. Ma se con le alleanze si vince, per governare serve qualcosa di più. È quello che ci insegnano queste giornate in cui la crisi del Governo Prodi sconcerta coloro che hanno riposto in noi le loro speranze di riscatto morale e politico. Serve un cuore riformista della coalizione capace di coniugare radicamento sociale e territoriale, ricchezza dei gruppi dirigenti, elaborazione programmatica e forza elettorale. In Uniti nell´Ulivo, che dalla sua prima prova raccoglie stabilmente oltre il 30% del consenso dei consensi, gli elettori del centro sinistra hanno trovato tutto questo.
Ne è stata prova la straordinaria vittoria di Romano Prodi alle elezioni Primarie del 2005 con le quali il nostro popolo ha voluto affermare di sentirsi in forte sintonia con una politica che offriva unità e partecipazione e la prospettiva di un governo stabile, trasparente, efficace. È un mandato che dobbiamo rinnovare: impegnadoci a sostenere ancora Romano Prodi e il suo Governo e accelerando il più possibile la realizzazione del Partito Democratico, che sarà il primo punto di forza della nuova fase politica che tutti auspichiamo. Senza il Partito Democratico governare sarà ancora più difficile.
Per questo la costruzione del Partito Democratico e il suo destino non appartengono solo alle scelte e al consenso degli iscritti e delle iscritte dei Partiti protagonisti della proposta, che saranno comunque decisivi; ma riguardano i tanti che aspirano a realizzare un rinnovamento della politica che sia il tratto dominante della nostra esperienza di governo. Una politica non ripiegata che guarda l´Italia con gli occhi di chi avrà 20 anni nel 2010.
Un Partito nuovo, nel quale nessuno dimentichi o rimuova le proprie radici, ma in cui tutti mettano a disposizione la propria esperienza per costruire una società che coniughi libertà, opportunità e diritti, giustizia ed eguaglianza: un viaggio verso una sinistra del 21° secolo.
Ho incontrato la politica nel ´900. Il 30 aprile 1975 mi sono iscritto alla Fgci e il giorno dopo diffondevo l´Unità che titolava: "Il Vietnam ha vinto". Erano gli anni in cui Enrico Berlinguer, comprendendo il rischio di decadimento morale del Paese e di fronte all´inizio degli effetti della deindustrializzazione e agli attacchi alla società italiana del terrorismo e dello stragismo, poneva al centro della politica della sinistra il valore non negoziabile della democrazia e dell´unità dei democratici e delle forze popolari. Un pensiero che penetrava il futuro e che oggi possiamo portare a compimento.
La caduta del Muro di Berlino ha sancito il definitivo fallimento del comunismo. Ma non ha decretato la fine della sinistra e dei nostri ideali. Abbiamo saputo metterci in discussione e rimetterci in gioco. Il 21° secolo della sinistra inizia l´ultimo decennio del 20°.
La costruzione del Pds prima e dei Ds poi avevano già l´obiettivo di ospitare diverse culture politiche. Oggi dobbiamo fare un passo ulteriore, quello decisivo: perché il futuro è già oggi. Questo è il compito, difficile e ambizioso e per questo affascinante, del nuovo Partito, che dovrà misurarsi sui contenuti che sono già nell´agenda del Governo e che devono diventare obiettivi del Paese.
Infine sono fortemente convinto che la prima garanzia perché il Partito Democratico nasca come vorremmo sia l´unità dei Democratici di Sinistra. Non è questo un retorico richiamo "all´unità", bensì una convinzione profonda: che il Partito Democratico ha bisogno di tutta la ricchezza dei Ds, della sua dialettica interna. Abbiamo reso i Ds un partito plurale che non deve temere nulla dalla confluenza in un nuovo soggetto politico che sarà pluralista e si fonderà sulla partecipazione e sulla democrazia dei meccanismi di scelta delle candidature e dei programmi.
In Liguria abbiamo già realizzato, primi in Italia, alcune decisioni politiche che fanno parte della fase costituente che si apre con questo Congresso, in primis la costituzione del Gruppo unico dell´Ulivo in Regione. Consapevoli che l´alternativa al Partito Democratico è la rinuncia a una ricomposizione della politica italiana in chiave europea e bipolare, un ritorno alle derive centriste e all´isolamento di una sinistra incapace di rinnovarsi e di parlare al Paese. Non facciamo il Partito Democratico solo perché ne abbiamo bisogno noi. Lo facciamo perché ne ha bisogno l´Italia.

I 12 saggi dell’Ulivo rendono pubblica la carta costituente del nuovo partito che dovrebbe vedere la luce entro il 2008

martedì, febbraio 13th, 2007 | Partito Democratico -
Ecco il manifesto del partito democratico
ROMA - E' arrivato il manifesto del Partito democratico. Il documento con la cui sottoscrizione nasceranno i futuri sostenitori della nuova formazione politica. «Sottoscrivendo questo manifesto ci impegnamo a lavorare con piena convinzione, determinazione e lealtà per fare, a tutti gli effetti, entro la fine del 2008, dell'Ulivo il Partito dei democratici, il nostro partito». È il traguardo indicato nel Manifesto per il partito democratico, scritto in tre mesi dai 12 saggi dell'Ulivo. Il manifesto, che contiene i principi ed i valori del partito nuovo, è composto di 15 cartelle, suddivise in tre capitoli: Noi, i democraticì, «L'Italia, una nazione d'Europa, L'Ulivo, il nostro partito». Nel manifesto si afferma che sottoscrivere il manifesto e versare una quota minima «saranno condizione per partecipare, sulla base del principio "una testa, un voto", alla formazione degli organi costituenti, secondo le regole definite in modo consensuale dal coordinamento dell'Ulivo».

PRIMARIE
- Una dei principali punti del manifesto è quello della creazione della leadership che arriverà attraverso lo strumento delle elezioni primarie. «Ci impegnamo a costruire un partito che, sin dalla sua fase fondativa, sia aperto alla partecipazione di una larga platea di cittadini, ed affidi al loro voto, diretto e segreto, la scelta della leadership». È il passaggio del Manifesto per il Partito Democratico nel quale si individua nelle primarie lo strumento per la scelta del leader del Pd. Il manifesto descrive i caratteri del partito che verrà, «un partito di popolo, radicato e diffuso sul territorio, capace di rendere partecipati e condivisi i processi di riforma». Un partito, attento al pluralismo interno e «capace di parlare al paese con una voce autorevole, che proponga il suo leader alla guida del governo della nazione, un partito che affidi al metodo delle primarie la scelta delle candidature alle massime cariche di governo nelle Regioni e negli enti locali».

RIFORMISMO
- «Vogliamo contribuire a rinnovare la politica europea, dando vita, con il Pse e le altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di forze, che colmi la carenza di indirizzo politico sulla scena continentale». È quanto si legge nel Manifesto del Partito democratico. «Intendiamo concorrere a costruire nel mondo - prosegue il documento - una nuova alleanza tra tutti quelli che vogliono fare della globalizzazione una opportunità per molti piuttosto che l'occasione per rafforzare il potere e la ricchezza di pochi».

RADICI NEL CRISTIANESIMO E NELL'ILLUMINISMO
- I valori del Partito democratico, e cioè «libertà, uguaglianza, solidarietà, pace, dignità della persona», hanno le loro radici «nel cristianesimo, nell'illuminismo e nel loro complesso e sofferto rapporto» si i legge sempre nel Manifesto del Partito democratico. «Ci riconosciamo - prosegue il documento redatto dai 12 saggi - nei valori di libertà, uguaglianza, solidarietà, pace, dignità della persona che ispirano la Costituzione repubblicana e nell'impegno a farli vivere in Europa e nel mondo. Questi valori discendono da molti affluenti della cultura democratica europea. Hanno le loro radici più profonde nel cristianesimo, nell'illuminismo e nel loro complesso e sofferto rapporto. Traggono alimento sia dal pensiero politico liberale, sia da quello socialista, sia da quello cattolico democratico. Sono maturati nella dialettica tra queste diverse tradizioni e dal confronto con le sfide proposte dalle culture ambientaliste, dei diritti civili e della libertà femminile, oltre che nella condanna delle ideologie e dei regimi totalitari del Novecento». Questi valori, continua il Manifesto, «sono anche frutto di una lunga sequenza di conflitti, basati su appartenenze religiose o di classe, e di tragici errori. Oggi possiamo considerare alle nostre spalle quei conflitti e quegli errori».

RAPPRESENTANZA MINIMA DI GENERE
- Una norma «antidiscriminatoria» sulla rappresentanza minima del 40% per ciascuno dei due generi, un «rigoroso codice deontologico» per la scelta di candidature ed incarichi e norme statutarie per un limite al rinnovo dei mandati sono alcuni degli altri punti fondanti del manifesto.