Browsing Category: "Italia dei Valori"

PANORAMA GIUSTIZIA

martedì, settembre 7th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

L’approccio insofferente che il centrodestra ha con la Giustizia non è antico, essendosi manifestato in misura marcata solo nell’ultimo decennio. Ci sono fattori di influenza dell’insofferenza (a volte ostilità) che hanno interferito pesantemente. Ossia:
1. la posizione personale di Berlusconi, comprensibilmente rancoroso verso il mondo della giustizia che ha messo il naso nei suoi affari, evidenziandone deviazioni illecite. Il rancore si è tradotto e si traduce nella ricerca di contromisure e nel tentativo (spesso riuscito) di modificare la legislazione vigente per depotenziare o annullare l’iniziativa giudiziaria. Berlusconi appare convinto (ed ha convinto molti) d’essere vittima di una aggressione da parte della magistratura. In molte occasioni, la sua convinzione è sincera. Siffatta convinzione è una categoria psicologica frequente nel “popolo” dei soggetti di indagine e di processi. Nella vicenda Berlusconi, alla condizione psicologica, si è accompagnata la possibilità di dare concretezza alla propria convinta autoassoluzione e giustificazione di condotte, con l’uso del potere mediatico e legislativo. La condizione psicologica frustrata, porta il “popolo” delle sedicenti “vittime”, a solidarizzare con la “vittima” che, invece, riesce a concretizzare, una forma fattiva di reazione alla “giustizia”).
Siffatto modello solidaristico è, peraltro, inevitabilmente connotato da reciprocità: la sedicente “vittima” della “giustizia”, è destinatario della istintiva solidarietà di chi si pone nella medesima condizione antagonista alla giustizia. Tornando alla fattispecie concreta, è conseguenziale che Berlusconi si venga a collocare in quel popolo, omologato e omologante, di antagonisti alla giustizia, a prescindere dalla specificità delle singole condotte illecite generatrici della condizione psicologica autoassolutrice e ammortizzatrice.
Non è, quindi, umanamente giustificabile la pretesa di volere affrancare Berlusconi dalla sua posizione antagonista alla giustizia: non è possibile interferire positivamente, mutandone l’indirizzo, con uno status psicologico che, in quanto tale, è frutto di sedimentazione.
Il raziocinio e la psiche, obbediscono a criteri e forze diversi, non sempre (se non difficilmente) coincidenti. Gli stati psicologici sedimentati diventano, anzi, un filtro dell’attività raziocinante.
Siffatta condizione, sin qui descritta, coinvolge adesivamente l’ulteriore popolo attratto per “simpatia” che, proprio per non essere soggetto di condotte necessitanti di processi autoassolutori o ammortizzatori, ancora più facilmente (superata la condizione psicologica di avversità ed entrato, quindi, nella sfera “simpatica”) sarà sodale, non per omologazione di status antagonista alla giustizia, ma per gli effetti della sedimentazione della “simpatia”.
Le forme di “ostilità” e le occasioni, sono le più disparate (ma tutte riconducibili alla medesima sedimentazione psicologica di “avversione”), spaziando da Cogne, a Perugia, a Garlasco, ai processi di mafia, ai processi Andreotti e Contrada, alle inchieste sulle cricche, alla sentenza Reggiani (con concessione delle attenuanti agli assassini, pur decise da una Corte presieduta da un magistrato vicino al PDL, il dott. Gargani, fratello del responsabile della giustizia del PDL al parlamento europeo ed, egli stesso, stretto collaboratore del Ministro Alfano), ai collaboratori di giustizia, etc.
L’essere, cioè, “anti” tutto ciò che è estrinsecazione dell’attività indagatrice, inquisitoria e decisionale della funzione giurisdizionale.
In ciò avendo una utile sponda contrapposta, nelle posizioni definibili di “gretto, approssimativo e rozzo giustizialismo”.
Affiancata a siffatta pregiudiziale, si sviluppa una tecnica di bilanciamento, sforzando al massimo il dato dei buoni risultati ottenuti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine nella lotta alla criminalità organizzata, appropriandosene come se le confische ed i sequestri non fossero il risultato dell’attività giurisdizionale, ma invece riconducibili alla iniziativa del governo.
La norma introdotta che consente il sequestro dei beni, prescindendosi dalla misura di prevenzione personale, è stata recepita dal nostro disegno di legge presentato a giugno 2008, così come l’inasprimento del 41 bis.
E addirittura autocelebrandosi per gli arresti di mafiosi, frutto di anni e anni di ricerche. Lo slogan è “mai come noi nella lotta alla mafia”, dimenticando che dal 1992 al 1996, vennero arrestati centinaia di mafiosi (e, tra essi, i capi Riina, i fratelli Graviano, Bagarella, Brusca, Aglieri, Greco, Troia, Ganci, Cangemi, etc, ossia il ghota di Cosa Nostra), incidendo profondamente sulla solidità e operatività dell’ala militare dell’organizzazione criminale e, sorvolando, sui casi Dell’Utri, Cosentino, Fondi e dell’“eroe” Mangano.
2. L’altro fattore di insofferenza con la Giustizia, è nel fatto che la sinistra si è trovata nel campo adesivo dell’iniziativa giurisdizionale, così rendendo difficile la coabitazione, nello stesso campo, con il centrodestra. La contrapposizione politica ha determinato un effetto trascinamento.
C’è, senza dubbio, un processo di rimozione del pregiudizio ideologico nella scelta di collocazione nel campo dell’antagonismo o dell’adesività alla Giustizia. È, però, un processo lento e difficile, drenato dall’inevitabile (ma non positiva) degenerazione del radicalismo.
In questo quadro di insofferenza, si collocano le annunciate ulteriori iniziative di modifica legislativa avanzate dal governo:
a) rendere più complessa la qualità della prova penale, ove rappresentata da dichiarazioni di coimputati o coindagati (anche se non nello stesso processo ma in altro collegato). Insomma la “parola” del complice dovrà valere di meno.
b) Rendere più complessa la sintesi del giudicare, attraverso la insopprimibilità delle prove proposte da una parte processuale con l’evidente incentivo alla patologia della proposizione di mezzi di prova sovrabbondanti e ripetitivi, a fini chiaramente dilatori, non più contenibile attraverso l’esercizio del potere di sindacato e conferenza e, quindi, dell’ammissibilità della prova proposta.
c) Impedire che l’accertamento di un fatto possa essere il risultato di una attività consacrata in una sentenza emessa in un altro processo, ma pretendere l’autonomia assoluta di ogni processo e la impermeabilità degli accertamenti da acquisire, rispetto a quelli già acquisiti in diverso processo.
All’evidenza, le tre annunciate proposte (già pendenti ma, al momento, accantonate) vanno tutte nella direzione di interferenza con il processo Mills (avvocato inglese, teste corrotto da Berlusconi), ossia:
a) allungare a dismisura i tempi del processo, nell’ottica della prescrizione del reato, con l’impossibilità per il giudice di valutare l’ammissibilità delle prove proposte e limitare, quindi, il ricorso abusante ad esse;
b) impedire che le dichiarazioni accusatorie di Mills (rese più volte, prima della ritrattazione) possano essere valutate nel processo al coimputato Berlusconi;
c) impedire che la sentenza definitiva Mills che ha accertato specifici fatti, possa essere acquisita ed utilizzata nel processo al coimputato Berlusconi (processo che era unico ma, poi, separato a causa della legge – dichiarata successivamente incostituzionale – che porta il nome “lodo-Alfano”).
Questo lo scenario.
L’IDV marcherà la propria netta opposizione, avendo, in materia di giustizia, presentate oltre 25 proposte di legge di riforma strutturale (ufficio per il processo e riqualificazione del personale amministrativo), di riforma di sistema (procedura penale, procedura civile, penale sostanziale, diritto societario e fallimentare, diritto processuale del lavoro, normativa antimafia e di prevenzione), di interventi settoriali (banca dati del DNA, ratifica delle convenzioni sulla corruzione e modifica dei delitti contro la pubblica amministrazione, ratifica della convenzione sul terrorismo internazionale e razzismo con modifiche all’ordinamento interno, istituzione delle squadre investigative sovranazionali).
Alcune delle proposte di legge dell’IDV sono diventate legge (banca dati DNA e prelievi coatti, ratifica della convenzione sul terrorismo, parte delle proposte di intervento sul codice processuale civile, parte delle proposte in materia di prevenzione antimafia e alcune di procedura penale), altre sono in via di approvazione.
Il nostro voto contrario, in sede parlamentare, è dipeso dal rilievo che l’estrapolazione di alcune nostre proposte (recepite nelle proposte del governo e della maggioranza) hanno comportato una compromissione di riforma organica a tutto campo, risolvendosi in una soluzione rattoppatrice, di fatto disarmonica ed inefficace.
Sul nostro sito le nostre proposte sono consultabili (è sufficiente cliccare, nella prima pagina del sito, su “Senato”, quindi sul nome Li Gotti, aprire la scheda e, nella scheda, sulla voce “iniziative legislative”) nel testo articolato e in quello esplicativo nonché nella discussione svoltasi o in fase di svolgimento.
Chiunque potrà interloquire e, dopo averne esaminato il contenuto, offrire contributi integrativi e modificativi.
Abbiamo la consapevolezza della nostra limitatezza comunicativa e divulgativa del fatto che l’IDV offra un’ampia articolazione di proposte per la Giustizia.
È però ben possibile (e facile) sapere tutto attraverso la conoscenza offerta dal nostro sito e, così, coprendo, una non modesta platea di possibili interessati.
Di fatto, tutta l’attività parlamentare dell’IDV (e siamo, in assoluto, il primo partito in materia di iniziativa parlamentare) è conoscibile sin nelle virgole. Basta consultare con semplici operazioni, non essendo del pari giustificabile che, addirittura, ruoli strutturati del partito possano, a volte, sconoscere, il nostro “prodotto” e farsi propugnatori di promesse di intervento su materie sulle quali, anche da oltre due anni, si è già intervenuti.
È nostro dovere fare, conoscere e divulgare la conoscenza: è il solo metodo per supplire alla oggettiva limitatezza mediatica.
La propaganda deve divenire militanza della propaganda ottimizzando gli strumenti che abbiamo.
Abbiamo, in definitiva, una linea ben tracciata, articolata, esplicitata sull’intero panorama della Giustizia e, lungo questa direttrice, continueremo ad operare.

Angelo Vassallo, ovvero l’ultima vittima dell’arroganza camorrista

martedì, settembre 7th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Ovvio che bisognerà aspettare le indagini. Ovvio che prima di ogni commento dovremo attendere le valutazioni degli investigatori. Ma una cosa possiamo già dirla e dirla ad alta voce: la camorra, a Pollica (Salerno) ha ucciso un sindaco, Angelo Vassallo, che amava profondamente il suo territorio e il rispetto delle regole. Amava la legalità e sapeva di rischiare la vita in una terra in cui lo Stato ha abdicato al suo ruolo e in cui rimangono in trincea solo pochi uomini e poche donne. Vassallo lo sapeva, ma non ha mollato la presa e per questo è stato ucciso.

E’ così che, ancora una volta, la camorra mette a tacere chi non è avvicinabile, chi non striscia senza dignità davanti ai boss, chi anzichè parlare con i mafiosi si confida con i magistrati quando fiuta il puzzo della criminalità. La grande e stucchevole camorra costretta alle armi da un sindaco di 57 anni che amava la sua famiglia, il mare e i frutti di quelle acque che grazie alla sua tenacia erano rimaste tra le più limpide della Campania. Un primo cittadino esemplare che con le sue battaglie per la legalità e per il rispetto dell’ambiente aveva dato fastidio ai signori della morte e della distruzione.

Non possiamo che prendere atto di come l’omicidio di Angelo Vassallo sia l’acuto della camorra, la volontà di riaffermare il proprio potere e la propria influenza in quei territori. Quelle pallottole, nove, hanno due scopi: mettere a tacere Vassallo e le sue denunce e avvertire chi rimane. “Chi si mette di traverso sulla strada della camorra per difendere il proprio mare, il proprio territorio, chi lo preserva dai rifiuti illegali delle mafie fa questa fine”. Questa è la lettura di quegli spari nella notte. Spari feroci nel buio che mi ricordano l’assassinio di mio padre. Ma mi ricordano, altresì, l’omicidio di Gaetano Longo, ormai dimenticato sindaco di Capaci (Palermo) ucciso la notte del 17 gennaio 1975. Aveva traghettato Capaci dallo stato d’indigenza a paese che si affacciava alla modernità, con l’avvio di una serie di opere di urbanizzazione primarie. Solo nel 2002 fu riconosciuto vittima innocente della mafia.

“Era un uomo che si batteva contro l’illegalità ed era sempre in prima linea. Quando accadeva qualcosa di particolare sul suo territorio, me lo segnalava” ha detto di Vassallo il pubblico ministero che conduce le indagini, Alfredo Greco. E le parole del magistrato valgono più di ogni altra garanzia per noi sulla dinamica e sul movente dell’omicidio. Come Dipartimento Antimafia dell’Italia dei Valori siamo allarmati e preoccupati per quello che è accaduto e per quello che accadrà a Pollica e nel salernitano. E ci chiediamo come il Governo intenda ora rispondere a questo ennesimo affronto della camorra. Se mandando ancora una volta i soldati a fare inutili ronde con i carabinieri con l’unico risultato di consumare carburante, umiliando i militari e la loro professionalità, o se per esempio cacciando dalla Camera il “loro” Nicola Cosentino, accusato di essere uomo del clan dei casalesi e ancora coordinatore del Pdl in Campania, giusto per chiarire da che parte stanno.

Purtroppo sappiamo già come finirà. Come tante altre storie di mafia, ovvero che il sacrificio del sindaco ambientalista sarà presto dimenticato, qualche lapide sorgerà sul lungomare e la camorra andrà ad amministrare anche Pollica. Ricordo soltanto, senza alcuna polemica, che Angelo Vassallo era un esponente del Partito Democratico, anche se negli ultimi tempi aveva assunto una posizione abbastanza critica nei confronti della sinistra. Mi chiedo se il Pd ora la smetterà di difendere dai fischi il presidente del Senato Schifani, in passato socio in affari con noti mafiosi, e intraprenderà una seria politica antimafia, iniziando proprio dal patrimonio lasciato da quel sindaco agguerrito.

Per quanto ci riguarda sorveglieremo in modo speciale Pollica ed il comprensorio, e lo faremo in nome di Angelo Vassallo, a cui promettiamo che non lasceremo il suo territorio in mano alla camorra. Veglieremo sulle elezioni, sugli atti amministrativi e saremo pronti a denunciare ogni fonte di sospetto, confrontandoci con le realtà del territorio che vorranno aiutarci in questo compito. In questo modo diremo ancora una volta alle mafie che gli uomini passano ma le idee restano, e che noi sopravviveremo sempre un giorno di più alla loro sporca organizzazione.

Alla diagnosi di Fini manca il finale

lunedì, settembre 6th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Quel che ha detto l’onorevole Fini a Mirabello è la diagnosi, giusta anche se incompleta, del fallimento di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà in questa legislatura. Fini ha indicato con precisione le ragioni della disfatta: il culto eccessivo del capo carismatico, il disprezzo evidente della legalità, la politica estera, culminata nella intollerabile amicizia senza condizioni con il dittatore libico GHEDDAFI, un federalismo che confina con lo spirito di secessione inaccettabile della Lega Nord di Umberto Bossi, alla fine un partito illiberale e non in grado di favorire il dibattito o il dissenso.
Oggi, ha detto il presidente della Camera, non esiste il PDL, esiste soltanto il partito del “predellino.”
E’ difficile non essere d’accordo con l’ex segretario di Alleanza Nazionale che ha detto a Berlusconi quel che noi dell’Italia dei Valori stiamo dicendo da due anni con monotona ma necessaria insistenza.
Certo, noi parliamo (ed è necessario) di P2 e di P3 e ricordiamo ogni giorno che la classe politica di governo è fortemente inquinata e compromessa sul piano morale e politico
Non possiamo dimenticare i ricorrenti problemi giudiziari del presidente del Consiglio, le condanne per mafia del suo braccio destro Dell’Utri, quelle dell’ex vicesegretario dell’UDC Cuffaro e potremmo continuare quasi all’infinito.
Ma, di fronte alla svolta decisiva del presidente della Camera, possiamo ritenere che il suo passato fascista – che tutti ricordiamo – non sia più un ostacolo per la convivenza civile all’interno della costituzione repubblicana ma chiedergli, tuttavia, la coerenza necessaria nella sua azione politica.
Si può comprendere l’esigenza di non stracciare il patto elettorale ma la coerenza sui provvedimenti legislativi, come del governo in carica, dobbiamo chiederla a Gianfranco Fini.
Altrimenti il discorso di Mirabello non è la svolta che tanti di noi aspettavano e diventa un annuncio senza seguito: e questo segnerebbe la fine del politico, che oggi potrebbe essere il leader di quella destra democratica ed europea di cui l’Italia ha bisogno non da oggi.

Quei futuristi nostalgici del passato

lunedì, settembre 6th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Sponsorizzata e patrocinata da Ministero della gioventù, Comune di Roma, Regione Lazio e Comitato provinciale del CONI, pubblicizzata da manifesti e siti Internet, il 4 settembre si è tenuta a Roma la “Corsa futurista”. Lo scopo esplicito dell’iniziativa è stato quello di rendere un tributo al Movimento futurista e a Filippo Tommaso Marinetti, suo fondatore.
Cosa c’è di strano in tutto ciò?
Il futurismo è stato un fenomeno culturale complesso che ha influenzato le avanguardie artistiche e culturali del ‘900. Ma è stato anche parte fondamentale della temperie che ha nutrito il fascismo.
Questo non sarebbe certo motivo per non approfondire il livello di comprensione della cultura futurista o anche per non ricordarne la sua influenza sulla cultura italiana..
Questa volta, però, si rievoca una manifestazione di stampo futurista semplicemente e acriticamente per rendere omaggio al Manifesto futurista e al suo fondatore.
Un ragazzo o una ragazza che parteciperanno a quella corsa che cosa ne trarranno? Impareranno qualcosa sul futurismo o saranno coinvolti nella celebrazione acritica di valori che includevano, oltre alla provocazione e alla sperimentazione artistica, anche l’esaltazione della violenza e della guerra?
Gli spiegheranno che il movimento futurista, oltre ad esaltare la modernità, fu tra gli organizzatori e i promotori dell’incendio della redazione milanese de “L’Avanti”? – uno dei primi episodi di squadrismo?
Saprà che il “Manifesto futurista” recitava: “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”.
E’ evidente che, con la corsa futurista la cultura non c’entra niente e neanche lo sport. Gli organizzatori presentano l’iniziativa come un tributo al futurismo. Ma io mi chiedo se lo Stato Italiano, nato dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo debba, non discutere o approfondire, ma rendere onore a quei valori.
Mi sembra cioè che siamo di fronte ad una operazione di revanchismo culturale di nostalgici sconfitti dalla Storia che usano il futurismo per restituire dignità, con la sponsorizzazione delle Istituzioni, a parole d’ordine ed idee che anch’esse furono incubatrici delle immani tragedie del novecento.
Una operazione di revanchismo culturale che fa tutt’uno con l’opera di destrutturazione e demolizione della Costituzione Italiana che il regime berlusconiano sta portando avanti.
Le Istituzioni, nelle loro politiche culturali, non possono che fare riferimento alla Costituzione Italiana e ai suoi valori. E per questo devono usare le proprie risorse.
Le istituzioni devono contribuire alla riflessione, all’approfondimento. Non omaggiano acriticamente.
Tutto ciò è tanto più preoccupante e triste perché, nel frattempo, grazie ai tagli alla cultura, i teatri chiudono, si tagliano i fondi alle istituzioni culturali, alla scuola, alla ricerca, all’Università, e i giovani intellettuali non hanno altra scelta che la via dell’emigrazione.

FIAT, LE QUATTRO QUESTIONI CHE CERCANO UNA RISPOSTA

domenica, settembre 5th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

La questione Fiat è prepotentemente all’ordine del giorno in Italia. Dalla vicenda di Pomigliano (rinuncia ai diritti dei lavoratori in cambio di investimenti) a quella di Melfi (tre licenziati per aver
svolto lo sciopero) all’uscita dal Gruppo Fiat di Iveco (camion) e CNH (macchina movimento erra), si pone una sola domanda: cosa sta accadendo davvero in Fiat?
Balza all’occhio di chi conosce le vicende industriali italiane la clamorosa esagerazione tra i comportamenti repressivi della Fiat e i problemi che essa dichiara di voler risolvere. C’è ben altro.
Illuminante è l’intervista di Cesare Romiti sul Corriere della Sera di sabato 28 agosto. E’ come se la Fiat stesse cercando il capro espiatorio per nascondere le proprie responsabilità su ciò che accadrà negli stabilimenti italiani nel breve-medio periodo.
Romiti afferma che con il sindacato l’impresa può scontrarsi, come lui ha fatto, ma perseguire la divisione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, tanto più quando si tratta del sindacato più
rappresentativo di tecnici ed operai, la Fiom, si rivelerà un grave errore visto che l’impresa ha bisogno di efficienza, flessibilità, qualità e consenso. In Europa abbiamo un esempio di come si può rispondere alla crisi con risultati concreti ed è la Germania. Lì, il consenso dei lavoratori, del sindacato ed il valore determinante del voto dei lavoratori sui contratti nazionali e non certo la sola firma dei sindacalisti sono le carte vincenti. E’ da ultima la notizia dell’interesse della
Volkswagen per l’Alfa Romeo dopo aver acquisito la Porsche.
La politica nel settore dell’auto tedesca ha permesso di non abbassare i salari e i diritti dei lavoratori. Esattamente il contrario di quanto sta accadendo in Italia, dove il Governo, invece di essere luogo di soluzione del conflitto si è trasformato nello zerbino della Fiat soffiando sul fuoco degli accordi separati e della divisione dei lavoratori con lo splendido risultato di mantenere l’Italia in uno stato di blocco economico sostanziale mentre altri Paesi stanno reagendo con più efficacia.
Il grave, enorme errore del Governo è quello di aver trasformato il confronto sul futuro dell’industria manifatturiera di qualità in Italia in uno scontro ideologico. Come si dice, quando non sai cosa fare basta buttarla in politica e tutti avranno ragione.
Ecco che la Fiat in questa situazione di stallo decide la mossa: licenzia e reprime per ricontrattare con lo Stato italiano ed il nostro sistema bancario risorse e condizioni di cui ha impellente bisogno perché le difficoltà sono ben più grandi di quelle sin qui dichiarate. Sono 4 le questioni che cercano risposte:
1) La Fiat è azionista (25%) della Chrysler americana, la quale deve restituire al Governo Usa il prestito avuto per evitare il fallimento. La Fiat deve crescere (35%) la propria partecipazione
azionaria in Chrysler parallelamente alla restituzione del debito e può arrivare fino al 51%. La Chrysler non sta perdendo come nel passato ma non ha certo gli utili necessari per coprire il prestito, quindi agli azionisti servono soldi, alla Fiat serviranno soldi. Dove intende reperire questi soldi?
2) La Fiat Group ha un debito molto consistente che regge se il mercato tiene. Il precedente piano finanziario quinquennale prevedeva per il 2009 l’azzeramento del debito che invece è risalito a 4,4
miliardi e quest’anno il debito netto della attività industriali si avvicinerà ai 6 miliardi. I dati del mercato italiano dell’auto nei primi 7 mesi del 2010 registrano un calo del 30%, a luglio il marchio
Fiat ha perso in Europa oltre il 32%, quasi il doppio del mercato europeo che è sceso del 17%. Si prospetta un 2011 molto difficile in attesa di nuovi modelli. Quanti soldi servono per reggere i problemi di bilancio alla Fiat?
3) La Fiat ha comunicato che intende reperire risorse finanziarie creando una nuova società con Iveco e CNH. Dalle notizie apparse sul Sole 24 Ore recentemente, su questa società si caricherebbe il 60% dell’attuale debito del gruppo con la conseguenza che i risultati di Iveco dovrebbero coprire gli interessi sul debito riducendo le capacità di investimento. Tutti sanno che senza forti investimenti gli stabilimenti italiani sono a rischio ed è in questo contesto che si dovrebbero porre le domande e le preoccupazioni sul futuro dell’Iveco e di CNH, perché due sono i rischi quando si drenano risorse per pagare il debito: o un graduale e irreversibile ridimensionamento o una cessione di Iveco e CNH ad uno dei soggetti industriali protagonisti del settore e a nulla servirebbe se i lavoratori decidessero di lavorare il doppio con lo stesso stipendio. La questione è una sola: quanti danari la Fiat intende mettere a disposizione per l’Iveco e CNH?
4) La Fiat ha comunicato che la 500 elettrica verrà prodotta negli Usa, che nuovi modelli verranno prodotti in Serbia mantenendo lo stabilimento polacco. Quindi l’asse industriale sarà Usa-Brasile ed Europa dell’est, tanto è vero che ha deciso di chiudere nel 2011 lo stabilimento italiano di Termini Imerese senza porsi nemmeno il problema dell’alternativa. In Italia il mercato dell’auto vale oltre 2 milioni di auto vendute ogni anno, la Fiat produce in Italia 650mila auto mentre in Germania,
Francia e Giappone la produzione di auto è superiore al proprio mercato. Quindi per realizzare l’obiettivo di costruire in Italia almeno 1,2 milioni di auto è necessaria una forte spinta innovativa
verso modelli a basso impatto ambientale e ad alto valore aggiunto. Servono soldi. Dove la Fiat intende reperire le necessarie risorse?
Nel passato lo scambio Fiat – Stato italiano è stato quello di dare soldi pubblici in cambio di investimenti nel nostro Paese. La novità di oggi è che si discute comunque di risorse nazionali, siano esse pubbliche o del sistema bancario, per progetti che non riguardano il nostro Paese mettendo a rischio anche quegli stabilimenti che vanno bene come l’Iveco e CNH. Il risultato sarebbe quello di drenare risorse per la Fiat a scapito della Piccola e Media Impresa che al contrario dovrebbe avere più accesso al credito e meno burocrazia. Ecco perché parlare di Fiat ancora una volta significa parlare del futuro del nostro Paese e cioè dell’impresa che non può essere assistita come nel passato e del lavoro per le nuove generazioni.

STATI VEGETATIVI, DAL GOVERNO POSIZIONI IDEOLOGICHE

domenica, settembre 5th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

In luglio il sottosegretario Eugenia Roccella ha illustrato al parlamento il libro bianco sugli stati vegetativi, elaborato dal Ministero della salute.
Basta sfogliare questo testo per far nascere immediatamente due ordini di perplessità.
La prima di queste riguarda parti del documento, ma in generale la filosofia che ispira l’intero testo, che danno l’idea di trovarsi non davanti ad una relazione elaborata rigorosamente sulla base di criteri tecnico scientifici, bensì ad una relazione prevalentemente politica che ha come fine principale quello di certificare un teorema.
In particolare è difficilmente condivisibile quanto riportato nell’introduzione del libro bianco, poiché sono numerose le affermazioni che mal si addicono ad un documento ufficiale del ministero della salute.
Sorprende leggere nella relazione passi come quello in cui si afferma che i parenti e i familiari colgano meglio e prima dei medici la presenza di gradi di coscienza in una persona in stato vegetativo.
Oppure quando si afferma che la persona in stato vegetativo è in grado di manifestare le proprie emozioni, a patto che ci sia qualcuno disponibile ad imparare il loro linguaggio.
Addirittura pericolosa appare invece l’affermazione riportata a pagina 7 della relazione quando, dopo aver premesso che l’evoluzione clinica di un paziente può dipendere dal tipo di assistenza che gli si offre, si sostiene che un adeguato approccio familiare e sociale può essere decisivo per una migliore evoluzione dello stato di queste persone.
Oltre a sostenere tesi che è assai difficile provare da un punto di vista scientifico, si corre il serio rischio di ingenerare speranze in molte famiglie che hanno un parente che versa in stato vegetativo.
Più in generale il libro bianco denota un approccio alla condizione di stato vegetativo che sembra più determinato su basi ideologiche che non sui dati di fatto e sulla letteratura scientifica.
Non distinguere tra gli anni di persistenza dei vari pazienti nella condizione di stato vegetativo, e non fare minimamente cenno alle statistiche in materia di così detti risvegli, rende tutto indistinto e generico, e dunque difficilmente inquadrabile da un punto di vista critico.
Non c’è dubbio che una persona che versa in stato vegetativo conservi la pienezza dei suoi diritti soggettivi, ad iniziare da quello alla vita, ma si tratta di cosa assai diversa dal voler far passare la tesi che tutti i soggetti che si trovano in stato vegetativo continuino a provare, anche se allo stato più elementare, delle emozioni e che sarebbero in grado di comunicarle, e dunque anche comunicare con l’esterno, se solo ci fosse qualcuno con la buona volontà di imparare e capire il loro linguaggio.
La realtà affermata dalla scienza e dalla letteratura per il momento è un’altra, ed è quella di un buio totale che avvolge chi si trova in stato vegetativo, uno stato che è praticamente irreversibile oltre un certo numero di anni.
Altra pecca che non si può non riscontrare nella relazione è quella che in 101 pagine non si fa mai riferimento alla volontà del paziente stesso, ed in particolare non vi si fa cenno nel paragrafo apposito sulla tutela legale di queste persone.
Viene quasi la sensazione che il fine di questa relazione ministeriale sia più quello di offrire un puntello ideologico ad altri provvedimenti, come ad esempio la legge sul testamento biologico, piuttosto che portare un elemento di chiarezza sugli stati vegetativi.
L’altro aspetto che crea perplessità nasce dal fatto che leggendo la gran parte della relazione, quando si parla di assistenza, sostegno e strutture di cui hanno bisogno le persone in stato vegetativo, quanto viene riportato è in gran parte condivisibile.
Anche perché sarebbe davvero difficile non essere d’accordo nel sostenere che le persone in stato vegetativo e le loro famiglie non debbano essere abbandonate, ma sostenute a dovere e nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalla costituzione da parte della sanità statale e regionale.
Il problema però nasce dalla seguente riflessione: perché il governo non interviene con provvedimenti normativi ad hoc, invece di limitarsi, come fa con la relazione, a fotografare lo stato dell’arte e dunque le attuali manchevolezze del sistema?
Viene poi da domandarsi per quale motivo una proposta di legge, come quella dell’on. Di Virgilio, che prevede l’istituzione di speciali unità di assistenza proprio per i cerebrolesi cronici, sia insabbiata da inizio legislatura, e non certo per volontà della commissione affari sociali della Camera.
Il governo è disponibile a stanziare i fondi necessari? C’è la volontà concreta di passare dalle parole ai fatti e dunque predisporre tutte le misure necessarie per offrire assistenza e sostegno adeguato, clinico, sociale, economico, alle persone in stato vegetativo e alle loro famiglie? Perché se mancano queste condizioni ci si deve chiedere a cosa serva il libro bianco. Se invece le condizioni vi sono allora si agisca invece di parlare tanto per fare un po’ di retorica gratuita.
I temi etici costituiscono una materia estremamente delicata in cui ognuno ha tutto il diritto di pensarla come crede. Quello che però non si può e non si deve fare è illudere le famiglie che hanno un parente prigioniero di quel limbo che è lo stato vegetativo permanente. Purtroppo è proprio quello che il governo ha fatto con il libro bianco.

Vasto 2010: idee pulite, la sfida dell’Italia dei Valori

sabato, settembre 4th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Amici della rete, amici del web, vi invito a partecipare all’assemblea programmatica che l’Italia dei Valori organizzerà nei giorni 17, 18 e 19 settembre prossimi a Vasto, in Abruzzo. Ancora una volta incontreremo i cittadini, le forze politiche, le associazioni, i movimenti, la rete per discutere di programmi politici e in concreto di cosa intendiamo fare per migliorare le sorti di questo paese, e per liberarci del satrapo di turno, che sta umiliando le nostre istituzioni e il nostro paese. Quello di Vasto è un incontro che facciamo ogni anno, e che vogliamo continuare a fare, in cui ci riuniamo non solo noi dell’IdV, ma anche tutti quelli che vogliono stare con noi, sia personalmente sia virtualmente attraverso la rete. Per questo abbiamo predisposto sia collegamenti in diretta durante tutte le assemblee che faremo, sia uno spazio apposito, che abbiamo chiamato “WebDV”: dibattiti in rete a cui tutti potranno partecipare. Non poteva mancare tra questi argomenti il futuro dell’informazione, e quindi la libertà di informazione anche in rete. Ne discuteremo con i protagonisti dell’informazione e con quelli che hanno subito il bavaglio, analizzeremo insieme cosa c’è da fare per migliorare il nostro paese. Discuteremo anche di economia, a cominciare dall’economia verde e sostenibile. Nei mesi scorsi abbiamo raccolto oltre due milioni di firme complessive su tre referendum: uno contro la privatizzazione dell’acqua, uno per dire no al legittimo impedimento, con il quale il presidente del Consiglio vuole farla ancora una volta franca, e un’altro per dire di no all’energia nucleare. Ma vogliamo dire anche dei “sì”, sul come riteniamo che si possa raggiungere un’economia verde e un’energia sostenibile. Parleremo anche di crisi economica, di lavoro, di precariato e di precariato della scuola in particolare. Di riforme universitarie e di questa riforma universitaria, che sta uccidendo il futuro dei giovani. Faremo delle proposte concrete, su cui vogliamo confrontarci con tutti voi. Parleremo del diritto alla salute, dal concepimento al fine vita. Ne discuteremo insieme. Parleremo di mafia, e in particolare di come difendere la Costituzione. Insomma, saranno 3 giorni di riflessione profonda e di impegno preciso anche sui programmi e sulle alleanze. Contiamo molto sulla vostra partecipazione, vi aspettiamo direttamente a Vasto o in rete: sul mio blog personale (www.antoniodipietro.it), sul blog di IdV (www.italiadeivalori.it), su facebook, twitter, youtube. Potrete essere protagonisti anche voi di questo progetto per un’Italia migliore, questa alternativa per il paese. Abbiamo chiamato questo quinto incontro “Idee pulite, la sfide dell’Italia dei Valori”. Vi aspettiamo.

GIUSTIZIA, UN PROGETTO PER LA SICUREZZA DI TUTTI CITTADINI

venerdì, settembre 3rd, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Nel nostro Paese non vi è mai stata una politica per la giustizia e per la sicurezza. In nome della giustizia il potere politico ha cercato di ridimensionare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura come scolpita in Costituzione. Obiettivo prioritario è la sottoposizione del pubblico ministero al governo. Non vi è mai stato un impiego adeguato di risorse e mezzi che consentisse la realizzazione di una giustizia, al tempo stesso, rapida, efficiente e giusta e che garantisse alle forze dell’ordine strumenti per prevenire e reprimere reati. Il cattivo funzionamento della giustizia e della sicurezza è servente anche per realizzare progetti che conducono alla loro privatizzazione: stravolgimento dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, arbitrati, camere di conciliazione, esternalizzazione di servizi (come le intercettazioni), ronde.
Nei governi eversivi guidati dal sultano di Arcore si è assistito al progressivo dissolvimento della giustizia quale realizzazione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la giustizia come tutela e garanzia dei diritti di tutti. Si sono adottati provvedimenti punitivi nei confronti della magistratura per evitare che potesse continuare ad agire in modo costituzionalmente orientato. Si sta assistendo ad una escalation criminogena tesa ad approvare norme che garantiscano l’impunità del presidente del consiglio e delle cricche a lui sodali: dalla legge bavaglio allo scudo fiscale, dal processo breve al legittimo impedimento, dal lodo Alfano alla riforma della legge sui collaboratori di giustizia, dalla depenalizzazione del falso in bilancio alla sottrazione al PM del potere-dovere di indagare di propria iniziativa subordinando la sua azione alle informative di polizia giudiziaria. La sicurezza non viene vista come lotta alla criminalità in tutte le sue articolazioni, bensì come propaganda per la realizzazione di azioni repressive nei riguardi dei soggetti sociali deboli: immigrati clandestini, dissenzienti al pensiero unico dominante, emarginati. IDV presenterà, invece, un progetto per la Giustizia e per la Sicurezza nell’esclusivo interesse dei cittadini. La spesa pubblica non va tagliata in questi settori vitali per la democrazia di un Paese nei quali, invece, si deve investire in termini di persone e mezzi. Abolizione delle leggi ad personam e ad personas. La modifica dell’ordinamento giudiziario per impedire interferenze del governo attraverso la clava dei procedimenti disciplinari. Creazione dell’ufficio del magistrato valorizzando le professionalità presenti nel personale amministrativo. Consolidamento dell’autonomia dei singoli magistrati anche all’interno dell’ordine giudiziario per scongiurare interferenze interne. Semplificazione del processo civile e del processo penale eliminando formalismi inutili senza pregiudicare le garanzie delle parti processuali. Depenalizzazione cospicua dei reati a favore di sanzioni alternative al carcere. Ineleggibilità dei condannati per reati gravi. Rafforzamento del coordinamento delle forze di polizia e consolidamento della democratizzazione interna alle forze dell’ordine. Superamento delle leggi razziste ed eliminazione di ogni forma di criminalizzazione del dissenso. Un Paese è davvero democratico se garantisce la legge uguale per tutti e la sicurezza a tutti coloro che dimorano nel territorio nazionale. Il nostro obiettivo è quello di consolidare i principi sanciti in Costituzione e rafforzare i diritti di tutti.

IL VUOTO DI UN MINISTERO E LO STRAPOTERE DI TREMONTI

venerdì, settembre 3rd, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Nell’Italia delle incognite, dove ogni giorno ci si domanda che fine farà un governo che non ha più maggioranza e continuamente cambiano i possibili scenari, c’è una questione aperta di cui quasi il dibattito politico sembra essersi dimenticato. Eppure si tratta di una questione della massima importanza, perché è emblematica non solo dello stallo creato dai conflitti interni alla maggioranza, ma di un meccanismo, per quanto politicamente contorto, ormai molto chiaro. La questione si chiama ministero dello Sviluppo Economico. La sede è vacante da quattro mesi e già questo di per sé rappresenta un nodo singolare, un problema di estrema gravità, in un momento come quello attuale, in cui il mondo dell’impresa, nel tunnel della crisi economica, non vede ancora luce. Ciò dà una misura dell’immobilismo e dell’irresponsabilità di una classe dirigente paralizzata da meccanismi politici irrisolti. Non mi riferisco solo alle spaccature all’interno della maggioranza, quelle che sono sotto gli occhi di tutti. C’è molto di più. Dietro la mancata nomina del ministro dello Sviluppo economico, c’è un filo sottile ma molto resistente che manovra un governo il cui capo è ormai solo un’icona. Il filo ha un nome e un cognome: Giulio Tremonti, il cui strapotere, anche quando il ministero dello Sviluppo Economico aveva una guida, di fatto si faceva ampiamente sentire. Da quattro mesi a questa parte, poi, dopo le dimissioni di Scajola, è ancora più evidente che, in materia di scelte economiche, l’unica mente e la sola mano all’interno dell’esecutivo è quella di Tremonti. Nonostante le pressioni piovute sul caso in sede parlamentare, e non solo, il ministero continua a rimanere privo di una guida. La lettera inviata da me e dal collega capogruppo al Senato, Felice Belisario, il 22 Luglio scorso, ha avuto il solo esito di risvegliare la questione a livello mediatico, con un conseguente appello del Capo dello Stato, che, durante la cerimonia del Ventaglio, diceva che “il governo non può ormai sottrarsi a decisioni dovute, come quella della nomina del titolare del ministero dello Sviluppo Economico”, cui Berlusconi prontamente rispondeva sostenendo che la nomina era imminente. Parole, solo parole svanite in un nulla di fatto. Intanto, mentre si fa sempre più palese il meccanismo in base al quale Berlusconi è commissariato dalla Lega per una sorta di patto con Tremonti, il ministero dello Sviluppo Economico rimane vuoto, segno della debolezza del Premier, debolezza che fa gioco ai due reali protagonisti dell’attuale scena politica. Di fatto, è ormai chiaro che il cavaliere è messo all’angolo di un esecutivo di cui rappresenta solo la facciata e le cui redini sono esclusivamente nelle mani di Tremonti, garante della linea della Lega. La mancata nomina in questione, però, al di là di logiche politiche, rappresenta soprattutto un danno oggettivo per il Paese. Un paese cui poco interessano le dinamiche interne ai giochi di potere, un paese che ha bisogno di risollevarsi e aspetta risposte.

DISOCCUPAZIONE, L’EMERGENZA CHE IL GOVERNO IGNORA

giovedì, settembre 2nd, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

I dati sulla disoccupazione diffusi dall’Istat, se letti superficialmente, potrebbero indurre ad un facile quanto ingiustificato ottimismo. Ad una prima lettura, infatti, colpisce il numero dei disoccupati, sceso a luglio di 15mila unità rispetto al mese precedente, e passato dall’8,5 all’8,4 per cento.
In realtà le cose stanno diversamente. La disoccupazione è e resta, insieme ad una ripresa troppo lenta dell’economia, il vero problema del nostro Paese. Lo dice molto chiaramente l’Istituto Nazionale di Statistica: il numero dei senza lavoro a luglio è comunque cresciuto di ben 121mila unità rispetto allo stesso mese del 2009. Inoltre sempre a luglio di quest’anno diminuisce il totale delle persone occupate: meno 18mila rispetto a giugno, e meno 172mila rispetto a luglio 2009. Questo perché sono aumentate le persone che a causa delle troppe difficoltà rinunciano a cercare un’occupazione.
Il problema del lavoro nel nostro Paese è tanto più grave se si considera la situazione dei giovani. Quasi il 27% di loro (circa 1 su 4), tra 15 ai 24 anni, infatti, non riesce a trovare un impiego – una vera emergenza nazionale – e, cosa più grave, molti di questi ragazzi hanno rinunciato a cercarne uno. Oltretutto i pochi giovani che hanno un lavoro, tendono a concentrarsi in quei tre milioni di individui (maschi e femmine di ogni età) che compongono il bacino dei precari. Drammatica la situazione al Sud dove è disoccupato un giovane su tre.
Vanno poi considerati i 670mila lavoratori che nei primi sette mesi del 2010 sono finiti in cassa integrazione. Un dato, è vero, in calo del 25% ma che è tornato a salire del 9,8% proprio a luglio.
Numeri che sottolineano non tanto l’inadeguatezza, quanto la sostanziale mancanza di politiche del lavoro da parte del governo. Un governo che invece di preoccuparsi delle famiglie e delle difficoltà che queste affrontano quotidianamente pensa a risolvere i guai giudiziari del presidente del Consiglio riproponendo come prioritaria la legge – canaglia – sul cosiddetto ‘processo breve’.
L’Italia dei Valori, al contrario, ha fatto del lavoro il tema principale del suo Programma politico, indicando i punti per uscire da un’emergenza che il Governo Berlusconi finge di non vedere.
Pensiamo che occorra potenziare il ricorso ai contratti di solidarietà; disporre ammortizzatori sociali a favore di tutti coloro che ne sono privi a partire dai precari; abbattere il costo del lavoro per favorire le assunzioni a tempo indeterminato; infine, stabilire un salario minimo d’ingresso per i giovani pari ad almeno 1.000 euro al mese. Solo così i consumi delle famiglie potranno tornare a salire, l’economia a crescere, il sistema-paese innescare un nuovo ciclo virtuoso.

La difesa della scuola pubblica è nel nostro DNA

giovedì, settembre 2nd, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Martedì pomeriggio mi sono recato davanti a Montecitorio per incontrare i precari del mondo della scuola. Sono entrati in sciopero della fame per protestare contro i tagli da 8 miliardi che i ministri Tremonti e Gelmini hanno deciso per la scuola pubblica. Li ho incontrati per sottoscrivere un appello da loro rivolto a tutte le forze politiche. Condivido ogni parola di quell’appello, che è già nel nostro programma. Tanto che abbiamo creato un dipartimento specifico sulla scuola. E al primo posto abbiamo messo proprio queste due questioni: la restituzione del maltolto alla scuola pubblica e il passaggio al contratto indeterminato di tutti i precari. Noi dell’IdV ci stiamo impegnando al massimo, protestando in Parlamento, manifestando tutti i giorni nelle piazze: lunedì, ad esempio, abbiamo piantato la “tenda della legalità” contro la tenda del dittatore davanti all’ambasciata libica.
Ma faremo ancora di più, ci impegneremo perché nel nostro Dna c’è la voglia di ridare dignità alla scuola pubblica. Per cambiare però c’è un solo modo, mandare a casa un Governo che non ha scrupoli, che non si ferma nemmeno davanti allo sciopero della fame dei precari. Anzi, questi se vedono il morto si spostano più in là.
Per questo io credo che dobbiamo costruire una mobilitazione sempre più forte che si diffonda in tutta Italia. Dobbiamo convincere le persone, anche quelle che hanno votato Berlusconi, che bisogna cambiare per ridare dignità al Paese. Qui c’è da avere paura, ma più che di Berlusconi, dobbiamo preoccuparci della “berlusconizzazione”. Ripeto, bisogna mandare a casa questo governo e restituire la parola ai cittadini.

UNIVERSITA’, I QUIZ NON HANNO NULLA A CHE FARE CON LA MEDICINA

mercoledì, settembre 1st, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Ci auguriamo che la protesta dei presidi e dei rettori delle facoltà di medicina di tutta Italia venga ascoltata dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini e dal governo, altrimenti L’Italia rischia di rimanere nel giro di un decennio senza camici bianchi. Domani, giovedì, sono iniziati i test per la prova nazionale di medicina e chirurgia che vede impegnati oltre 90mila candidati per soli 8.755 posti. Una situazione insostenibile che non a caso sta provocando polemiche anche tra i diretti interessati, gli studenti e le loro associazioni. Giustamente, perché gli attuali test d’ingresso sono quiz utili per portare denaro nelle casse delle scuole private, ma non hanno nulla a che fare con la scienza medica; spesso anzi, impediscono ai più meritevoli l’accesso agli studi.
E’ necessaria una programmazione seria che tenga conto del numero di studenti che raggiungono effettivamente la laurea: uno su quattro. Invece di inficiare gli studi liceali con improbabili quiz sarebbe più giusto considerare il voto di maturità e quelli conseguiti negli ultimi due o tre anni di scuole superiori nelle materie scientifiche. Come strumento di selezione si può pensare anche ad un biennio comune per le facoltà scientifiche: chi consegue una media alta può proseguire gli studi. Chi invece non fa tutti gli esami o consegue voti bassi, può optare per una laurea breve previo esame di idoneità. Il tentativo di laurearsi deve essere consentito a tutti, la selezione, che e’ cosa diversa, e’ necessaria e deve essere fatta non con il blocco, ma ispirandosi a criteri di giusta valorizzazione del merito. Il libero accesso al sapere, per chi ne ha voglia e capacità, e’ un diritto costituzionalmente garantito.

BERLUSCONI-GHEDDAFI: L’OBIETTIVO E’ IL CONTROLLO DELLA FINANZA ITALIANA

martedì, agosto 31st, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Il leader libico Gheddafi è arrivato a Roma con la su grottesca “carovana”: la tenda piantata nella Città Eterna, la lezione di Corano alle hostess pagate all’uopo (con annessa conversione all’Islam di tre di loro), il carosello dei cavalli berberi, le soldatesse amazzoni. Il circo mediatico del Rais è servito, ad uso e consumo dei media; sia arabi, sia occidentali. “Fuffa”, come direbbe qualcuno, che nasconde – ma nemmeno tanto – bel altro.
Il Trattato d’amicizia bilaterale firmato nel 2008 ha portato agli accordi per il controllo dei flussi migratori dalle coste libiche, e per sanare i danni causati dal colonialismo italiano al Paese arabo. Sia chiaro, stiamo parlando di un regime classificato come una delle peggiori dittature al mondo dalle organizzazioni umanitarie. Un regime dal quale molte nazioni occidentali si tengono a debita distanza. L’Italia, invece, gli ha garantito 5 miliardi di euro in 20 anni e una nuova immagine a livello internazionale, aprendo una vera e propria “autostrada” agli interessi finanziari del colonnello nel nostro Paese e in Europa e agli affari tra lui e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questo ha permesso ai libici di mettere in piedi una serie di operazioni che in questi primi due anni di “amicizia” ammontano già a circa 40 miliardi di euro. Una montagna di denaro che ha portato ad esempio il Rais di Tripoli a diventare il primo azionista di Unicredit, la prima banca italiana, e grazie alla quota che detiene nella Juventus il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari. E punta a Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. Berlusconi, inoltre ha detto si anche all’ingresso di Tripoli in Eni: al momento con una quota dell’1%, ma il libici puntano al 10. La Libia in cambio ha portato a 25 anni le concessioni di Eni per lo sfruttamento del petrolio, mentre la società italiana investirà circa 28 miliardi di euro nel Paese africano.
Berlusconi e Gheddafi, tramite le loro “appendici” finanziarie, Fininvest e Lafitrade hanno una quota azionaria nella società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l’imprenditore franco-tunisino che siede già nel consiglio d’amministrazione di Mediobanca ed è proprietario del canale televisivo Sportitalia.
Il Cavaliere mira alla stanza dei bottoni del potere economico italiano, e sta usando Gheddafi e il bisogno del Rais di rifarsi una faccia agli occhi del mondo, come ariete per assicurarsi un posto privilegiato nel salotto buono della finanza. Così da arrivare a Telecom, Rcs (quindi al Corriere della Sera) e alle Generali. Un’operazione che potrebbe riuscirgli perché Fininvest e Mediolanum hanno già il 5,5% di Mediobanca, dove appunto, ritroviamo l’amico Ben Ammar e un gruppo di fidati azionisti francesi accreditati del 10-15%.
Per non parlare delle commesse per le grandi opere (in primis l’autostrada da 1.700 Km) da realizzare in Libia. Le imprese italiane sono tutte in fila per spartirsi la gigantesca torta: un potere immenso nelle mani del “Caimano”. Chi lo fermerà?

Il nuovo sacco di Roma: le mani di Alemanno sulla città

martedì, agosto 31st, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Al centro del dibattito politico a Roma e nel Lazio, in questi giorni, c’è la riforma delle competenze amministrative, la cosiddetta bozza del decreto per Roma capitale. Si tratta di un decreto che dovrebbe essere approvato entro il 20 settembre dal consiglio dei ministri, e che ridistribuirà le competenze tra comune, provincia, regione e stato centrale. Il primo rilievo che muoviamo è di ordine costituzionale: non è possibile legiferare in una materia così complessa, che di fatto ridistribuisce i poteri assegnati dalla costituzione, attraverso una legge ordinaria. Occorre un ben più complesso iter, con una legge costituzionale, e di conseguenza un dibattito più ampio, in parlamento e in tutte le assemblee locali interessate.
Entrando poi nel merito del documento, l’anomalia più evidente è la totale consegna di interi comparti alla giurisdizione del comune di Roma, su temi e campi complessi che non a caso sono stati congegnati con una serie di contrappesi e di pareri. Mi riferisco in particolare al settore dell’urbanistica, che con questa riforma sarebbe controllata completamente da Roma capitale: passano sotto il controllo comunale infatti, sia la procedura di Valutazione di Impatto ambientale (VIA), sia la Valutazione ambientale strategica (VAS), attualmente attribuite alla regione. In sostanza salterebbero tutti i controlli, e il comune potrebbe deliberare, autorizzare e darsi parere positivo per nuove costruzioni. Le uscite bizzarre di questi giorni di Alemanno, come l’abbattimento e la ricostruzione di interi quartieri, sono un primo assaggio di una situazione oggi mitigata da pareri incrociati e confronti tra enti locali, ma che con l’approvazione della riforma sarebbero assolutamente senza freni. Situazioni analoghe, con passaggi di competenze verso il comune dagli enti locali e addirittura dal governo centrale, si avrebbero su temi altrettanto decisivi come il turismo, l’artigianato e la gestione del patrimonio storico e culturale.
Il danno più rilevante che questa riforma comporterebbe, però, riguarda il tessuto economico e sociale della Regione Lazio. La Capitale sarebbe completamente slegata dal territorio, la regione gestirebbe competenze sulle sole province e le verrebbe a mancare l’enorme traino di Roma, che sarebbe un soggetto economico e amministrativo completamente distinto. Una regione a due velocità, in definitiva, con una capitale in grado di crescere senza freni e le altre province ad arrancare.
Alemanno vuole mani libere per proseguire con lo scempio urbanistico della città spalleggiato dai suoi grandi elettori. Inoltre vorrebbe accentrare sul Comune tutti i capitoli più redditizi, dal punto di vista economico e clientelare, esternalizzando fuori dal Raccordo Anulare questioni spinose, come i rifiuti e la gestione dei flussi migratori. E’ un’idea di amministrazione miope e finalizzata alla mera gestione del potere, alla quale ci opporremo decisamente.

BERLUSCONI HA PAURA DELLE URNE: L’IDV PER UNA COALIZIONE FORTE CHE LO MANDI A CASA

lunedì, agosto 30th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Il Cavaliere ha gettato la maschera. Anche lui ha paura delle urne. L’incontro di settimana scorsa tra Lega e Pdl è la prova che Berlusconi non è invincibile. E di questo il Centrosinistra (soprattutto i leader del Pd) dovrebbe tener conto. Dopo settimane di pretattica: “Se non c’è più una maggioranza si va subito al voto”, il presidente del Consiglio smentisce se stesso; merito o colpa dei suoi sondaggi che evidentemente lo danno in caduta libera.
La montagna, infine, ha partorito il classico topolino: “Si va avanti, ma senza Udc”. L’annuncio l’ha dato Umberto Bossi uscendo, prima degli altri, dal vertice di maggioranza a Villa Campari. Niente elezioni anticipate e, soprattutto, no all’allargamento della maggioranza di governo a Casini. Risultato: il Governo non cade subito, ma non avrà vita facile, sorretto com’è dagli interessi di bottega delle sue variegate componenti.
Ma quello che ci preoccupa, come IdV, è che saranno i cittadini a non avere vita facile, schiacciati come sono da una crisi economica che le criminali politiche del Centrodestra hanno aggravato; dallo scontro generazionale generato da un mercato del lavoro che costringe i giovani ad un precariato cronico o, peggio, ad anni di disoccupazione; dallo sgretolarsi di ogni certezza del diritto, con leggi ad personam e ad aziendam, i ripetuti attacchi alla Magistratura e alla Costituzione Repubblicana; dal tentativo, al momento scongiurato dall’impegno dei settori più sani della società, di imbavagliare i media.
Dobbiamo evitare che l’agonia del Governo diventi anche quella del Paese. Le forze di opposizione devono ritrovare uno slancio d’orgoglio per mandare a casa Berlusconi e far rinascere la speranza in un futuro possibile. Questo non si fa alleandosi con chi, come Fini, nonostante i distinguo, ha contribuito allo sfascio generale e ancora oggi sostiene il governo della “Cricca”. E nemmeno con chi, come Casini, vuole fare il “Terzo Polo”. Al contrario, bisogna costruire una coalizione che abbia a cuore la legalità, i diritti dei lavoratori, il benessere dei cittadini, il rilancio economico e industriale del Paese: l’Italia dei Valori è pronta.

Arriva il capo del circo equestre, perché Gheddafi non pianta la tenda all’Aquila?

lunedì, agosto 30th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Ecco i motivi della nostra protesta

Da oggi inizia una due giorni del capo clown Gheddafi, fatta di menzogne e di insulti al nostro paese, fatta di ritardi rispetto al protocollo di qualsiasi cerimoniale organizzato e di spese inutili per far correre i cavalli del rais libico dentro un centro sportivo delle forze armate italiane.
Il tour “all inclusive” che il governo offre a Gheddafi comporterà un notevole aggravio di spesa per il Ministero della difesa e dell’interno: chi pagherà per la tenda di Gheddafi? Forse chi vive ancora in una tenda, non per scelta e senza amazzoni, all’Aquila? Perchè il leader libico non è andato a piantare la sua tenda là fra gli sfollati? Avrebbe trovato un’altra Italia rispetto a quella di finta deferenza che gli si prospetterà.
Ma non è solo in termini economici che da due anni continuiamo a pagare una sudditanza riverente alla Libia: anche i nostri principi umanitari, il nostro stato di diritto verranno messi da parte per accogliere il capo di uno stato che non ha firmato la Convenzione di Ginevra sui diritti umani, che ha chiuso l’ufficio Onu per i rifugiati e che ogni anno deporta immigrati disperati nei campi di concentramento creati nel deserto libico.
Di tutto questo il governo ne dovrà rendere conto ai cittadini che soffrono la fame per la crisi delle imprese e la precarietà del lavoro. Chiediamo al governo, ai Ministri degli Esteri e della Difesa “gheddafiani” Frattini e La Russa, di venire a riferire davanti al Parlamento,
A Gheddafi manifesteremo tutto il nostro dissenso per non aver mantenuto i patti dei rimborsi per i rimpatriati che da 40 anni attendono il loro risarcimento, per non aver aderito al riconoscimento dei diritti umani, per aver lasciato morire centinaia di rifugiati respinti dalle coste libiche e segregati in mezzo al deserto.
Manifesteremo contro la sua volontà di offendere sempre il nostro paese e di trovare d’accordo, nell’offesa, siglato con un baciamano, Berlusconi e Fratini.
Manifesteremo soprattutto contro la decisione del governo pduista, nonchè di alcuni amici del Pd, di regalare, con l’accordo di due anni fa e tuttora in vigore, 5 miliardi per costruire strade libiche, mentre al nostro paese sono stati tagliati i soldi per ricostruire le case per i terremotati, per salvare società in crisi come la tirrenia, per finanziare le forze dell’ordine o per assumere i precari della scuola.
Manifesteremo perché quei soldi potevano essere utilizzati per migliorare la sanità e invece chiuderanno le strutture periferiche. Manifesteremo perché i lavori li faranno i soliti noti, le imprese amiche del premier, gli amici degli amici della cricca e dei furbetti del quartierino.
Ecco perché l’Italia dei Valori manifesterà lunedì e martedì, fino a quando Gheddafi non se ne ritornerà nel suo tesoretto libico. Deve sentire che questo paese, che ha una memoria storica e un senso dello stato molto più profondo del governo impresentabile che lo dirige, questo paese non gli è amico, e noi glielo ricorderemo.
L’Italia e’ un paese libero e civile, che non fa affari e che non si prostra ai dittatori.
Finora Gheddafi ha trovato “amici” che sono contro la costituzione, come questo centrodestra o come “gheddafiani” antelitteram tipo D’Alema, che ancora oggi non capiamo, ma saprà che esiste anche un popolo civile, che crede nel rispetto dei diritti umani, nella democrazia, nello stato legale e di diritto.

———————————————————————-


Il Senatore Stefano Pedica, guiderà una delegazione dell’Italia dei Valori e di rappresentanze dei lavoratori delle aziende in crisi, in una serie di appuntamenti paralleli al tour di Gheddafi:
-ore 16.30, protesta di fronte a Accademia Libica, Via Cortina D’Ampezzo (zona Cassia)
-ore 17.30, verranno piantate le “tende della legalità” di fronte alla residenza dell’ambasciatore libico, Via Cortina D’Ampezzo
-ore 21, protesta di fronte alla caserma dei carabinieri “Tor di Quinto”
- al termine della manifestazione alla caserma rientro presso le tende antistanti residenza ambasciatore libico e pernottamento per l’intera notte.

La cacciata del Re Sola

domenica, agosto 29th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

L’Italia va a rotoli, la situazione della scuola pubblica è disperata, i cittadini dell’Aquila sono sul piede di guerra è Berlusconi che fa? Tramite il suo prestanome Alfano, ripropone la legge che gli assicurerà la prescrizione nei suoi processi.
Mandiamoli via con un calcio nel sedere!
I nostri eroi sono i cittadini aquilani che hanno fischiato il rappresentante del Governo che voleva fare passerella accanto alle macerie del terremoto. Macerie che stanno lì a dimostrare le bugie della ricostruzione.
I nostri eroi sono precari della scuola che in questi giorni a Palermo, finiscono in ospedale a causa del loro sciopero della fame. Perchè contestano la distruzione della scuola pubblica. A settembre vivremo sulla pelle dei nostri figli che vanno a scuola la truffa del “fare” berlusconiano. Tremonti e il suo braccio armato, il ministro Gelmini hanno tagliato 8 miliardi di euro. Ma sapete cosa sono 8 miliardi di tagli? Significa tagliare sul personale, 64mila precari che non solo non verranno normalizzati, ma perderanno anni di graduatorie e professionalità. Ma a farne le spese non saranno soltanto i lavoratori della scuola. Infatti questo governo ha cancellato anche tantissime classi della scuola dell’infanzia, in tutti gli asili nido. Lo ha fatto velocemente e impunemente, senza preoccuparsi di rendere la vita impossibile alle famiglie con bambini piccoli. E leveranno il tempo pieno: davanti alle scuole ci sono le file di genitori disperati che cercano di ottenere i pochi posti disponibili. Infine, hanno ridotto le ore delle superiori. Con una ciliegina marcia e indigesta sulla torta: ci saranno aule con 35 alunni, mentre il numero legale è di 26. Così il governo di centrodestra infrangerà sistematicamente le norme di sicurezza, anti incendio e sanitarie. Preparano il più grande licenziamento in massa della storia della Repubblica.
Per questo non staremo con le mani in mano: saremo al fianco dei lavoratori allargando a tutta Italia la protesta contro i tagli alla scuola pubblica già partita in Sicilia, saremo vicini ai cittadini aquilani, appoggiando le loro vertenze e chiedendo in Parlamento che la ricostruzione parti immediatamente, e – a costo di occuparlo, il Parlamento – impediremo l’ultimo colpo di coda del Caimano che presenterà l’ennesima legge ad personam, sul cosiddetto processo breve, che di breve ha soltanto il raggiungimento dell’impunità e non certo della verità processuale.
Sarà la nostra rivoluzione d’autunno per la cacciata del Re Sola.

FONDAZIONI LIRICO/SINFONICHE, LE POLITICHE DI BONDI UCCIDONO LE SPERANZE DEI GIOVANI

domenica, agosto 29th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Molti musicisti ci hanno contattato esprimendo il loro appoggio alla nostra battaglia per il futuro delle Fondazioni. Nelle loro accorate lettere rileggiamo i tragici effetti della politica di tagli del governo, che colpisce gravemente il settore della cultura e dell’istruzione: i primi ad essere colpiti sono stati i giovani, a cui è stata immediatamente annullata la speranza di poter avere un futuro lavorativo dignitoso in patria, con il ritiro di concorsi già banditi.
Oggi ci troviamo invece di fronte al dramma delle centinaia di lavoratori del Carlo Felice di Genova, che da settembre si ritroveranno senza stipendio e con la magra consolazione della speranza di una cassa integrazione in deroga, perché i lavoratori delle Fondazioni non rientrano nelle categorie che possono usufruire di tale istituto.
Inutile dire che fra i cinque punti programmatici che Berlusconi ha riproposto per l’autunno, cultura e formazione non sono neppure menzionati.
Noi sosteniamo invece che proprio su questi settori si debba intervenire con finanziamenti e con leggi di riforma che tengano conto delle effettive ricadute economiche sui lavoratori.
Ci siamo fermamente opposti all’approvazione del decreto Bondi sulle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ed abbiamo illustrato nella discussione in aula tutti i motivi della nostra contrarietà al decreto, nel metodo e nel merito. Lo scorso 24 giugno abbiamo fatto ostruzionismo per 37 ore consecutive in Parlamento, cercando delle risposte dal ministro Bondi che non sono mai arrivate.
Già nel marzo del 2009 il senatore idv Giambrone aveva presentato una risoluzione bipartisan approvata dal parlamento, che dettava le linee di riforma per le fondazioni lirico sinfoniche, ma che non è stata presa in considerazione nella stesura del Decreto Bondi. Oggi esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori ingiustamente colpiti, e continueremo a batterci per una riforma che valorizzi, anziché penalizzare, le molteplici ed altissime professionalità che lavorano nei nostri Teatri, mantenendo alta una tradizione che ci ha resi famosi in tutto il mondo, e per dare un futuro ai giovani che oggi affrontano con impegno uno studio fatto di sacrificio oltre che di passione e di talento.

DIFENDERE LA COSTITUZIONE E COSTRUIRE IL NUOVO CENTROSINISTRA

sabato, agosto 28th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Mobilitiamoci per la Costituzione. Accogliamo l’appello di Art.21 per una grande mobilitazione nazionale unitaria, di tutte le forze associative, politiche, culturali che al di là di qualsiasi logica di schieramento, abbiano davvero a cuore la legalità repubblicana e non vogliono vedere imbavagliata anche la Carta Costituzionale. L’Italia dei Valori aderisce, sapendo che c’è una distinzione netta tra il partecipare ad una manifestazione per la difesa della Costituzione e fare, invece, un’alleanza di governo con la destra. Perché la difesa della Costituzione è un impegno civile prima che politico, indipendente dalla logica degli schieramenti. E perché ce n’è bisogno. La polemica sollevata dall’editoriale di Famiglia Cristiana, solo per citare l’ultimo caso, è rivelatrice. Il settimanale catolico attacca apertamente il berlusconismo, la logica dell’annientamento dell’avverario e il tentativo di fare carta straccia della Costituzione. Aderiamo dunque, sapendo però, che non è solo con le manifestazioni che si manda a casa Berlusconi e, soprattutto, si vincono le elezioni. Da mesi, da prima che la crisi Fini-Berlusconi fosse conclamata, ripeto che il centrosinistra deve lavorare subito ad una nuova coalizione per preparare l’alternativa di governo. In questo momento c’è una grande confusione politica, che parte dalla spaccatura nel governo. Cade, non cade, quando cade, come cade, si va ad elezioni o no? Domande cui tuttora è impossibile dare una risposta. Certo è che il centrosinistra non può farsi cogliere impreparato. Sarebbe un errore enorme soprattutto perché abbiamo delle responsabilità nei confronti del Paese. La politica non è solo confronto e scontro dialettico, la politica è costruire la società nell’interesse dei cittadini. L’Italia soffre una crisi economica pesante, ma anche poltica, sociale e culturale. Se le forze del ceontrosinistra non si facessero trovare pronte con un programma serio e concreto per rilanciare il Paese verrebbero meno al loro compito. L’asse di questa nuova alleanza, a mio avviso, dovrebbe essere costituito da Italia dei Valori, Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà. Alla base dovrebbe esserci un progetto per il rilancio economico e la rinascita civile e culturale dell’Italia. Un piano ambizioso che dovrebbe coinvolgere le menti migliori del nostro Paese. le risorse della società civile, le energie dei giovani. Per realizzare questo progetto è iportante partire subito, già a settembre, e non aspettare di lasciarsi trascinare dagli eventi.

SANITA’: GARANTIRE PARI QUALITA’ E PRESTAZIONI A TUTTI I CITTADINI

venerdì, agosto 27th, 2010 | Italia dei Valori, Politica -

Onorevole Palagiano, parliamo di sanità: quali sono, secondo l’Italia dei Valori, i punti critici sui quali bisogna intervenire con urgenza?
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità siamo ai primi posti nel mondo per qualità.
La realtà è un po’ diversa, nel senso che dovremmo considerare, non soltanto il valore di alcune prestazioni, ma anche l’omogeneità del servizio sul territorio nazionale. Quindi se prendiamo i punti d’eccellenza, sicuramente non siamo secondi a nessuno; se invece andiamo a verificare le prestazioni che hanno i cittadini di Messina o della Calabria, vediamo che sono meno qualificate.
Ecco quindi che questa classifica piuttosto ottimistica viene meno. In realtà l’Articolo 32 della Costituzione sancisce il diritto del cittadino ad avere un trattamento sanitario uguale in ogni parte d’Italia; questo purtroppo oggi non avviene. C’è un evidente problema di qualità e di disomogeneità sul territorio e il Governo, in questo caso, dovrebbe prendersi cura di tutti i cittadini, da Nord a Sud.
Con questa politica di tagli, invece, si mette a repentaglio la salute delle persone: i rami secchi vanno tagliati, ma è urgente riorganizzare la sanità per dare a tutti gli italiani le stesse chance, le stesse possibilità di fruire di buoni trattamenti sanitari.

Uno dei problemi più gravi della sanità italiana è il deficit di alcune regioni; soprattutto al Sud. Come si risolve il problema?
Guardi, bisognerebbe andare all’origine: perché un posto letto in Calabria costa il 40% in più rispetto ad altre regioni? Perché le Aziende Sanitarie locali sono state considerate dei “postifici”, degli “stipendifici”. Non appena il politico di turno veniva nominato direttore generale, cominciava a dispensare posti di lavoro anche se la struttura non aveva alcun bisogno di quelle assunzioni.
Questo malcostume, comune a tutti i partiti, a Nord e a Sud, negli anni ha fatto lievitare enormemente i costi. Bisogna spezzare questo circolo vizioso. Come Italia dei Valori abbiamo cercato di porvi rimedio con la legge sulle Attività Cliniche, che purtroppo è stata messa su un binario morto e di cui non si parla più; abbiamo presentato decine di emendamenti affinché il direttore generale non fosse più nominato dai partiti politici ma fosse scelto tra i professionisti più qualificati, iscritti ad un Albo Nazionale, e fosse in grado di gestire i soldi dei cittadini e risponderne personalmente. Un altro scandalo, infatti, è che nessuno, tra quelli che hanno creato la voragine nella sanità, è stato chiamato a risponderne. Tutto il deficit è sul groppone degli italiani, non c’è UN politico condannato a risarcire i cittadini per la sua inefficienza, e per quelle che sono state le sue malefatte messe in atto per rispondere alla parte politica che lo ha nominato.